Pazienza si presenta: “Lavorare nel Foggia è bello e difficile. Voglio restituire ciò che ho avuto da calciatore”

Michele Pazienza si presenta a stampa e tifosi nella sala stampa “Antonio Fesce”. La conferenza ufficializza anche il suo staff: Antonio La Porta (allenatore in seconda), Leandro Zoila (preparatore atletico) e Domenico Botticella (preparatore dei portieri, già in organico), il nuovo direttore sportivo Carmine Cagnazzo, affiancato da Giovanni Bucaro (coordinatore area tecnica), e il team manager Mario De Vivo.

E’ un Pazienza visibilmente emozionato quello che risponde alle domande della stampa.


Anzitutto ringrazio la proprietà per avermi dato la possibilità di ritornare a Foggia da allenatore. Ho trovato una squadra ben allenata, che sta bene sul piano fisico. Certamente ci sono alcuni calciatori da monitorare fino all’ultimo per capire se potremo averli a disposizione per domenica. E’ chiaro che nella situazione in cui siamo sul piano mentale non ho trovato il massimo dell’entusiasmo e questo è normale e fisiologico. Però all’interno della squadra ho visto giocatori pronti a trascinare il gruppo e a dare il massimo per tirarci fuori da questo momento complesso.

Che idea ho della squadra? C’è un dato evidente che preoccupa, quello dei gol presi. Sono troppi. E’ un problema che non riguarda solo il reparto difensivo ma l’intera squadra perchè investe tutta la fase di non possesso. Secondo me occorre lavorare di più nella riaggressione dopo ogni palla persa, cominciando dagli stessi attaccanti, su questo occorre intervenire e ci stiamo lavorando sin da subito. L’aspetto psicologico? Quello dell’autostima è uno degli aspetti più difficili su cui lavorare. Per migliorarlo servono i risultati, anche quelli che arrivano in maniera fortunosa o attuando un calcio più “sporco”. Non fa nulla se in qualche caso possiamo allontanarci anche da alcune caratteristiche che questa squadra ha, l’importante è che i ragazzi possano credere di più in quello che fanno e nelle loro potenzialità e per ottenere questo devono aiutarci i risultati.
Questa è una squadra che ha comunque, come caratteristiche, un’identità ben definita e nel mercato di gennaio sono arrivati giocatori come Tommasini, Liguori o Cangiano, funzionali al progetto tecnico iniziale e che hanno migliorato il livello qualitativo in avanti. L’innesto di Brosco a sua volta da’ un apporto importante in termini di esperienza e può contribuire a portare quel po’ di serenità che serve per affrontare una situazione che non è affatto semplice. Sappiamo peraltro quanto sia difficile ma anche bello e stimolante allo stesso tempo vivere questo club, questa città e questo stadio pieno, come lo abbiamo visto nelle ultime uscite.

Che Foggia ha ritrovato e quanto è importante a suo avviso la “foggianità”?

Nelle ultime settimane, guardando da fuori, ho rivisto quell’entusiasmo che conoscevo bene e che ho avuto la fortuna di vivere quando ero qui da calciatore. Da ragazzino, durante la trafila nel settore giovanile, ho potuto vivere tutto il periodo più bello di questo club. Adesso è chiaro che la situazione è più complessa e difficile, ma questa società vedo che ha tutta l’intenzione e la volontà di riportare in auge quel Foggia che abbiamo tutti conosciuto e amato, tornando ai livelli e all’organizzazione di una volta. La “foggianità” di tutto lo staff, anche quello dirigenziale, in questo senso è un vantaggio clamoroso che ci consente di poter trasmettere anche alla squadra e all’ambiente quel senso d’appartenenza che rappresenta un aspetto fondamentale su cui far leva per risalire da questa situazione. Il mio contratto? Nel colloquio che c’è stato con la società sono stato io a chiedere di sottoscriverlo fino a giugno, a differenza di ciò che ho fatto in passato in altri club, perchè questa è una situazione per me completamente diversa: perchè mi appartiene, perchè avverto la responsabilità e il dovere di restituire alla città, al club e ai tifosi ciò che mi hanno dato in passato nel mio percorso da calciatore. Perciò non mi sono soffermato nè sull’aspetto economico nè su quello della durata del contratto. Tra l’altro non voglio neppure nascondermi e non ho bisogno di farlo: vengo da alcune esperienze negative e da scelte poco felici in altri club che hanno un po’ offuscato il mio percorso da allenatore, dopo il buon lavoro fatto a Cerignola. Perciò ritengo e vivo questa possibilità che il Foggia mi da’ come una grandissima opportunità per riprendere il mio cammino. Il resto mi interessa relativamente: cercheremo tutti di dare il massimo adesso. Poi, a bocce ferme, la società potrà sentirsi libera di fare le valutazioni del caso.

Come valuta e come affronta questa situazione?

Se mi chiedete se sarà una sfida difficile e se ho paura, vi rispondo di sì, assolutamente sì. Ma la paura ha sempre fatto parte del mio percorso di calciatore, fino a che ho giocato. L’ho accettata, col tempo ho imparato a gestirla e le cose sono andate sempre meglio perchè ti aiuta a mantenere sempre alto il livello di attenzione. Questo, soprattutto ora che svolgo un ruolo diverso da quello del calciatore, mi aiuta moltissimo. Il mestiere dei calciatori è uno dei lavori più belli che si possa fare: vorrei far capire anche questo ai calciatori. Specie a Foggia, che è una città in cui si vive di calcio 24 ore al giorno. Credo che questo loro lo abbiano ben capito, specie nelle ultime partite. Fare il calciatore qui non è come farlo in qualsiasi altra piazza.

Come vi state preparando alla gara col Crotone?

In questi giorni abbiamo valutato la condizione dei ragazzi, ora in queste ultime due sedure che abbiamo a disposizione ci dedicheremo alla strategia di gara. Non avremo ancora Buttaro che ha una lesione di 2°grado, per lui ci vorrà qualche settimana. Stiamo facendo di tutto per recuperare Liguori, che viene dal problema alla spalla, magari anche solo nella parte finale di gara. Ieri ha dato disponibilità a lavorare sul campo e le risposte sono state incoraggianti ma non vogliamo rischiarlo. Le pressioni? Quando si decide di fare il calciatore, il sogno che si coltiva da bambino è quello di giocare in piazze dove ti riconoscono per strada. E’ chiaro che questo, in una piazza come Foggia, porti anche pressioni ma anche con queste per fare questo mestiere bisogna conviverci e farci pace.

Quale può essere il modulo migliore per questa squadra?

Non vi nascondo che sono arrivato qui con un’idea ma, come spesso succede e come spesso è accaduto anche a me, credo che dovrò avere accorgimenti diversi in base ai riscontri avuti dalla squadra. Probabilmente in alcuni concetti la squadra non si riconosce ed io sicuramente non sono qui per allenare un’idea ma per far sì che i giocatori possano rendere al meglio. Siamo in una posizione difficile di classifica ed in una piazza importante e che preme: dobbiamo cercare di lavorare col massimo della serenità possibile, per questo occorre anzitutto che i ragazzi si trovino il più possibile a proprio agio in campo sul piano tattico. Altri innesti? Le norme consentono un solo ulteriore innesto attingendo dal mercato degli svincolati, perciò è importante fare tutte le valutazioni del caso. Biasiol? Sì, la scelta può ricadere su di lui.

Quali sono le corde da toccare in seno alla squadra e quanto quest’ultima deve cercare di scuotersi in una simile situazione?

Paradossalmente in questa situazione c’è un vantaggio: nel momento in cui si arriva al quarto allenatore ai calciatori viene meno ogni tipo di alibi e questo può essere un vantaggio perchè la squadra a quel punto comprende di doversi responsabilizzare e di dover dare quel qualcosa in più. Il fattore contrario è il tempo: in questa circostanza il margine di errore si abbassa notevolmente perchè il tempo è pochissimo. Sono convinto che ciò alzerà al massimo il nostro livello di attenzione per fare meno errori possibili. Profeti in patria? Probabilmente è più difficile quando una stagione la inizi, tra aspettative altissime. Invece uno dei motivi per cui ho accettato questo incarico è sapere che, subentrando oggi, posso portare invece quel valore aggiunto che, come dicevo prima, è proprio il senso di appartenenza di tutto il nostro staff.

Che avversario si aspetta, tenuto conto della voglia di riscatto che cova dopo una settimana del genere?

Beh, se hanno loro voglia di riscatto pensiamo a quanto ne dovremmo avere noi! Il Crotone è guidato da un allenatore che conosco abbastanza bene e che ho incontrato più volte. E’ un tecnico che ha saputo cambiare il suo modo di lavorare e di giocare rispetto alle scorse stagioni. Il Crotone di oggi è una squadra che le situazioni più difficili le crea dalle ripartenze, mentre in passato Longo lavorava molto sul possesso palla e su un fraseggio importante che portava l’avversario allo sfinimento. Loro sono molto meno spregiudicati che in passato, adesso sono più accorti e attenti alle caratteristiche degli avversari mentre prima erano più concentrati sul proprio modo di fare calcio.

Un messaggio ai tifosi.

Beh, è chiaro che da loro mi aspetto che ci diano una mano, ma li conosco bene e so che stanno vivendo questo momento con grande responsabilità. E’ chiaro che anche loro, come tutti, sono stanchi dei proclami, di parole ne sono state spese fin troppe. Fosse stato per me neanche l’avrei fatta la conferenza, sebbene creda che sia un atto doveroso. Oggi però non è più tempo di parole, è il momento invece di rimboccarci le maniche, di stare uniti e compatti e di lavorare a testa bassa con umiltà. Questa è l’unica cosa che c’è da fare per venirne fuori.

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