Prova di maturità? Passa anche da una diversa percezione del pericolo

“Prova di maturità”. Questa è stata la parola d’ordine nelle ultime due trasferte giocate dal Foggia Calcio. Invocata a gran voce dal tecnico Enrico Barilari e sospirata dall’intera piazza in ottica di una rimonta verso la zona salvezza della classifica. I buoni propositi e le migliori attese, però, non sono state seguite dai fatti sul campo.

BILANCIO NEGATIVO – Già, perché i numeri del Foggia negli scontri diretti sono quasi impietosi. contro le pericolanti Giugliano, Picerno, Trapani, Siracusa, Cavese, Latina e Altamura, i ragazzi di Barilari (e prima di Rossi) hanno messo in cascina solo 6 punti in 9 partite giocate. Sei punti conquistati su ventisette. Pochi. Pochissimi per sperare di salvarsi(al netto delle penalizzazioni e di possibili estromissioni dal campionato di alcune società). Bastava ottenere qualche pareggio in più, uno, forse due, per avere già una classifica completamente diversa,

PROVE FALLITE – Con il Sorrento Barilari ha parlato, a giusta ragione, di “Harakiri”. I satanelli erano passati in vantaggio per poi farsi incredibilmente rimontare e battere da una formazione che in casa non aveva mai vinto. “E’ mancata la lucidità nei momenti sporchi della partita”, ha commentato il tecnico qualche  giorno dopo. Verissimo, d’altra parte il gol del pareggio campano è giunto su una palla gestita male dai rossoneri, al quale ha fatto seguito la sfortuna con un’incredibile autorete in occasione del raddoppio costiero.

PUGLIESE – Contro il Latina, invece, con la sconfitta netta per 2-0 senza alcun tiro in porta, ha evidenziato la necessità da parte di tutti di calarsi maggiormente nelle difficoltà di una volata salvezza. Se c’era una sola esigenza da rispettare contro i pontini era quella di “non perdere”. E torna alla mente il buon don Oronzo Pugliese, che prima di una partita soleva ripetere ai suoi calciatori: “Un punto è nostro, l’altro ce lo giochiamo”. Il messaggio era chiaro: “Oggi non dobbiamo perdere. La vittoria è una bella eventualità”.

Certo, quello del Mago di Turi era un calcio diverso e la vittoria a quei tempi regalava solo due punti e non tre. E’ chiaro che il pareggio rappresentava un risultato preziosissimo. Non solo, è altrettanto ovvio che i rossoneri a Latina siano scesi con le migliori intenzioni, non solo per pareggiare, ma anche per vincere. Tutto corretto e cristallino. Quello che però è mancato fino ad oggi è stato un diverso tipo di approccio a queste partite. Il Latina, il Sorrento e altre squadre che hanno affrontato i rossoneri negli scontri diretti avevano fame. Avevano gli occhi della tigre.

MATURITA‘ – Non si può vincere uno scontro diretto per la salvezza in Serie C senza sporcarsi nel fango di una partita. E non si parla di voglia di sudare la maglia, perché anche quella c’è stata, si tratta semplicemente di calarsi in una realtà in cui altre squadre, non più forti dei rossoneri, ma più smaliziate ed esperte, sanno benissimo che un punto fa la differenza tra la vita e la morte sportiva (e solo sportiva, perché per fortuna solo di un gioco si tratta). Il tecnico del Milan Allegri (con i dovuti paragoni), dopo la sconfitta con la Cremonese a inizio stagione, ha parlato di “percezione del pericolo”.

Certo, non si può buttare la croce sulla squadra, costruita con tanti giovani e poca esperienza, costretta com’è stata a combattere ogni giorno da inizio anno con mille difficoltà di carattere sportivo. Ci sono lacune in organico sotto il profilo numerico, delle caratteristiche tattiche, tecniche e caratteriali.

MERCATO – Ecco perché, probabilmente, i primi innesti da fare arrivare sul mercato, dopo i positivissimi Cangiano e Giron, dovranno essere calciatori in grado di portare una nuova mentalità, fatta di maggior esperienza, soprattutto di volate salvezza in questa categoria e di maggior malizia. Servono calciatori in grado di poter reggere l’urto emotivo di un playout, perché in questo momento, sembra essere una delle strade più probabili. E il Foggia negli scontri diretti…

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