La protestation silencieuse de 4 000 personnes

Il pareggio con la Cavese è una piccola boccata d’aria in una stanza che resta comunque soffocante: evita l’ultimo posto e interrompe la serie di tre sconfitte. Un punto che non rilancia il Foggia, ma almeno ne frena la caduta.

LA PARTITA

La sfida finisce 0-0, una gara piatta, priva di energia, consumata in uno stadio quasi completamente vuoto. A salvarsi è Barilari, che conquista il suo primo punto e mette ordine in una difesa che ultimamente faceva acqua da tutte le parti. L’attacco, però, resta senza scintille: quattro partite senza gol e solo sette segnature in campionato.

Barilari ripropone il 4-3-3, visto l’ultima volta in Coppa Italia contro il Siracusa. L’infermeria quasi vuota (solo Petermann indisponibile) e la squalifica di Rizzo lo portano a scegliere Byar a centrocampo e Oliva nel tridente. L’avvio è moscio: il Foggia regge come può, la Cavese controlla senza creare veri danni. Al 20’ Diarassouba mette un pallone teso per Amerighi, che spara alto. I campani spingono per una decina di minuti: Ubaldi al 28’ costringe Garofalo a un intervento quasi disastroso e al 29’ manca il bersaglio, facendosi poi male. Il Foggia riemerge al 33’ con Oliva di testa, poi al 39’ con uno scambio veloce con D’Amico, ma manca precisione. Nel recupero Garofalo sfiora il gol dal limite.

Anche nella ripresa la partita resta piatta, quasi immobile. Al 53’ Oliva trova spazio e calcia, ma il portiere respinge senza affanni. Entrano Bevilacqua e Winkelmann, poi Pellegrino per Pazienza. All’80’ brivido: Cionek calcia di controbalzo e sfiora il palo. All’83’ Garofalo firma il primo tiro nello specchio dei rossoneri, trovando la risposta di Boffelli. Ci prova ancora da lontano, ma la palla si alza sopra la traversa. Poco dopo arriva il fischio finale, che rimbalza tra i seggiolini vuoti dello Zaccheria.

LA PROTESTA

Appena 540 spettatori: un dato che vale più di qualsiasi editoriale per spiegare la frattura profonda tra squadra e città. Mai così pochi nella storia del Foggia: un record negativo che pesa come un macigno.

Negli ultimi quattro anni dell’era Canonico la media era di circa 4.500 presenze. Oggi ne mancano all’appello quasi quattromila. È una protesta muta, ma potentissima: una tifoseria che si sente svuotata, spettatrice impotente di un declino che sembra inevitabile. E una società percepita come distante, capace di spegnere l’entusiasmo di un’intera comunità. La scelta di trasferire gli allenamenti a Trinitapoli, unita al disinteresse mostrato verso la gestione dello Zaccheria — poi finito nelle mani dell’Heraclea Candela, club dilettantistico della provincia — ha amplificato la sensazione di estraneità.

Il messaggio è inequivocabile: a Foggia, la pazienza nei confronti del presidente Canonico si è esaurita.


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